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giovedì 3 aprile 2025
Italicus Repubblica 10.01.1987 Gelli Pazienza con Ledeen s'impossessano del Sismi dal 1978
“Ecco come Gelli e Pazienza s’impossessarono del Sismi” – La Repubblica 10.01.1987
Posted on 29 marzo 2016 by luca Standard
Il primo processo ai delitti della P2 è ormai alle soglie: il 19 comincerà a Bologna il dibattimento sulla strage alla stazione del 2 agosto del 1980. Una udienza breve, poi un rinvio determinato dalla necessità di consolidare l’ aula del tribunale. Entro la fine di febbraio sospetti esecutori e alcuni sospetti ispiratori dell’ eccidio più atroce (85 morti) nella storia di questi anni sfileranno davanti ai giudici. Si alzerà così il sipario su un disegno politico-criminale sostanzialmente di destra, dietro al quale si sono mossi personaggi che hanno scandito delle loro imprese la cronaca di questi anni: Licio Gelli e il vertice della P2, i gruppi neofascisti romani e veneti, uomini come Aldo Semerari (ucciso dalla camorra), Paolo Signorelli, i fratelli De Felice, Massimiliano Fachini, i servizi segreti della P2, il braccio armato della loggia di Gelli Fioravanti, Francesco Pazienza. E non più soltanto sullo sfondo, quella banda della Magliana forse troppo a lungo sottovalutata, che porta direttamente al capo mafia Pippo Calò, sospettato anche nell’ inchiesta sulla strage del Natale ‘ 84. Per la prima volta dei giudici saranno chiamati a emettere una sentenza su quell’ intreccio fra ambienti diversi che finora sembrava un modo astratto di definire un insieme di fatti ed episodi concreti ma anche lontani fra loro. Giudici coraggiosi e intemerati come li ha definiti Norberto Bobbio, sono gli autori della sentenza ordinanza che gli Editori Riuniti pubblicano alla vigilia del processo di Bologna, proseguendo nella tradizione già iniziata con la pubblicazione dei documenti dei giudici di Palermo e con gli atti d’ accusa contro Sindona dei giudici di Milano. Saranno Norberto Bobbio, il sostituto procuratore fiorentino Pierluigi Vigna e l’ ex sindaco di Bologna Renato Zangheri a presentare mercoledì a Roma il volume (La strage, l’ atto di accusa dei giudici di Bologna) che raccoglie, insieme alla sentenza ordinanza dei giudici Zincani e Castaldo, anche un capitolo (il sistema di potere della P2) della requisitoria dei Pm Mancuso e Dardani. La tesi accusatoria è nota: la bomba alla stazione fu opera di un gruppo di fascisti guidati da Valerio Fioravanti, nell’ ambito di un’ ampia trama che ha visto convergere interessi di ambienti neofascisti e ambienti legati a Licio Gelli. E la strage del 1980 costituisce non un episodio isolato, ma il punto di massima espansione della progettualità complessiva. I passaggi meno noti Meno noti sono invece i molti passaggi attraverso i quali i giudici ricostruiscono insieme al quadro generale, anche il ruolo di ciascuno dei protagonisti. E sconosciuti, finora, erano importanti dettagli che hanno permesso di approfondire il ritratto della coppia Gelli-Pazienza e dei suoi protettori politici al di là di quanto era stato già fatto dalla Commissione Anselmi. Pazienza farà la sua prima comparsa pubblica mercoledì prossimo a Roma nel corso del processo per gli appalti in Irpinia. Ha chiesto un’ unica garanzia: quella di poter alloggiare non in carcere ma in una caserma dei carabinieri. Ed ha promesso: Se mi concedono tre udienze parlerò per tre giorni di seguito. Di cosa? Anche dei delitti di Reagan e di Haig, come ha annunciato nel momento del suo ultimo arresto? L’ avvocato Nino Marazzita ritiene di sì, e spiega che dovrebbe trattarsi di crimini commessi in America. Pazienza ha sempre sostenuto di non aver mai incontrato Licio Gelli e di non conoscere il capo della P2. I giudici di Bologna non gli credono e hanno raccolto tutti gli elementi sui quali basano le loro accuse. Nel capitolo dedicato al sistema di potere di Gelli, il sostituto procuratore Mancuso afferma che la carriera di Gelli fu favorita da Andreotti: Esistono solo elementi frammentari scrive il magistrato sulle protezioni che resero possibile questa operazione (di convogliare nella massoneria i gradi superiori dell’ esercito n.d.r.); ma anche nella loro parzialità questi dati sono estremamente significativi. Innanzitutto la frequentazione di Gelli con Andreotti, per anni ministro della Difesa; e inoltre i rapporti, da questo legame probabilmente favoriti, che misero in contatto Gelli con ambienti Nato e che gli consentì di ottenere commesse per importi assai rilevanti. Forte di queste protezioni Gelli poté quindi in breve tempo iniziare con successo l’ opera di proselitismo. Il lavoro di Gelli viene interrotto solo con la scoperta degli elenchi nel marzo del 1981; ma già da tempo è cominciata una sostituzione del Venerabile con Francesco Pazienza, il quale fa la sua prima comparsa nel 1978. Mancuso ha raccolto la testimonianza del professor Franco Ferracuti, consulente del Sisde del generale Grassini nella qualità, di selezionatore degli aspiranti alle assunzioni civili presso il Sisde, amico di Semerari, piduista. Secondo Ferracuti, era stato Michael Ledeen a indicare Pazienza, per conto del Centro della George Town University quale esperto di terrorismo che avrebbe potuto collaborare con il Sisde. Il Ferracuti (ma poi anche Grassini) gli risponde negativamente. Ferracuti ha detto ai giudici che Ledeen, contrariato, passò sulla mia testa e andò a contattare un ministro in carica se non addirittura il presidente del consiglio dei ministri in quel momento (da poco vi era stato il ritrovamento del cadavere dell’ onorevole Moro) in visita negli Usa. So che questo grosso esponente politico venne direttamente contattato da Ledeen, mi sembra di ricordare che l’ esponente politico fosse l’ on. Andreotti che dimostrò interessamento alla cosa. I depistaggi dopo la strage Scrive Mancuso: Sta di fatto che Pazienza entrò non nel Sisde di Grassini ma nel Sismi di Santovito. Appare evidente come l’ inserimento di Pazienza al vertice del nostro servizio militare sia avvenuto grazie all’ interessamento dell’ allora presidente del Consiglio. Poteva Pazienza non essere in contatto con Gelli che in quegli stessi mesi (luglio ‘ 78) dava ai piduisti il recapito telefonico di un ufficio del Sismi in Piazza Barberini come segreteria generale della loggia? Pazienza-Musumeci-Santovito-Gelli: ecco chi dirigeva, formalmente o informalmente, il Sismi in quel fatidico 1980 sostiene Mancuso. Cosa fece il Sismi per impedire ai magistrati di Bologna di far luce sulla strage lo raccontano i giudici Zincani e Castaldo. Appena le indagini cominciarono a puntare sui vari Signorelli, Semerari, Fachini ecc. che avrebbero portato direttamente al cuore della P2, misero in moto quella serie di depistaggi che oggi costituiscono uno dei principali atti d’ accusa nei confronti di esecutori e ispiratori. Inventarono una pista internazionale a sostegno della quale si mobilitarono in massa. E’ divenuto finalmente chiaro scrivono i giudici il motivo per cui Gelli si attivi personalmente mobilitando l’ intero apparato della P2 inserito nei servizi per coprire le responsabilità degli autori della strage: esso è costituito dall’ esistenza di un vincolo associativo occulto che collega gli ambienti della P2 alla esecuzione della strage, vincolo rivelato anche da altri delitti come quello Pecorelli. La P2 mobilita prima di tutto l’ Olp, attraverso i buoni rapporti del colonnello Giovannone. I palestinesi rilasciano interviste, rivelano che responsabili della strage sono la falange, misteriosi neofascisti italiani e tedeschi. Gli inquirenti vanno in Libano più volte. Oggi i giudici scrivono che da una parte i loro colleghi distolsero l’ attenzione dai personaggi chiave dell’ inchiesta, dall’ altra Giovannone, passato direttamente agli ordini di Santovito, acquisiva verso l’ Olp ulteriori titoli di benemerenza. Segue il depistaggio a cui tutto il vertice Sismi partecipa, costituito dalla valigia alla stazione di Bologna con indizi che portano alla pista tedesca e esplosivo simile a quello del 1980. Infine, il depistaggio Ciolini anche quello di pura marca P2. Quanto a Pazienza, d’ accordo con Santovito, avrebbe ispirato alcune delle veline che accreditavano la fantomatica pista internazionale, tanto cara a Licio Gelli.
Italicus Andrea Brogi anche sul gen. Celentano ex Comandante della Folgore
Sito 4agosto1974
Degna di grande rilievo, a proposito delle collusioni tra fascisti e ambienti militari – in particolare quelli di Pisa e di Livorno – è la testimonianza di Andrea Brogi, chiamato durante il servizio militare a svolgere un ruolo informativo di tipo cospirativo.
Brogi aveva militato in Ordine Nuovo e poi in Ordine Nero ed era uno dei fascisti più legati alla cellula eversiva di Cauchi, tra le più inquinate per i suoi legami con la massoneria – in particolare la P2 – i servizi segreti, i carabinieri e la federazione del MSI di Arezzo.
Il racconto di Brogi, a tratti, è sorprendente: «Allorché prestai servizio alla Smipar [la scuola dei paracadutisti di Pisa] ero militante del Fuan e negli ultimi cinque mesi della leva ebbi contatti con il capitano De Felice il quale si qualificò come Ufficiale di collegamento tra il SID e il SIOS
Esercito. Io avevo già fatto la Scuola trasmissioni a S. Giorgio a Cremano e mi ero specializzato in tale materia, già peraltro perito industriale. In questo contesto funsi da collaboratore informativo e coevamente ero impiegato presso il centralino della Scuola. Confermo che fui in tal guisa impiegato dal 19 novembre 1972, io incorporato il 3 giugno 1972. Contesto il contenuto e il tenore dell’appunto declassificato secondo cui “in seguito alla pendenza penale” fui “allontanato dal centralino”. Il De Felice continuò a fruire della mia collaborazione perchè si disse in sintonia ideologica con me e ciò a me stette bene. Mi promise che mi avrebbe mandato a Camp Derby nei mesi e anni futuri. Senonché io non ottenni la rafferma a causa di incidenti che accaddero a Pisa ma l’atteggiamento di De Felice non mutò. Finito il periodo di leva mi disse che ci dovevamo rivedere nei giuramenti successivi perché aveva delle proposte da farmi. Io mi recai in particolare a una cerimonia, la prima successiva dopo il mio congedo e in tale occasione lo rividi e lì mi disse che il nostro rapporto avrebbe avuto uno sviluppo. Infatti il De Felice, dopo un paio di mesi dalla cerimonia, mi cercò a casa, a Firenze, ma mi trovò solo la terza volta chiedendomi di vederlo perché aveva da propormi di lavorare “per la nostra causa” favorevole alla svolta autoritaria in virtù di un golpe militare. Io non mi presentai all’appuntamento perché inserito nel Gruppo aretino e perugino di Ordine Nuovo. Contesto il tenore e le circostanze di fatto recitate dal De Felice il 22 settembre 1992: egli si esprimeva in funzione anticomunista e parlava sempre in funzione di “noi”; egli favoriva il nostro sviluppo ideologico all’interno della caserma. Ritengo che su di noi camerati il De Felice non inviasse informative bensì lavorasse solo su quanto gli andavano riferendo sugli extraparlamentari di sinistra. […] Confermo che il De Felice si definì elemento di collegamento tra il SID e il SIOS Esercito e che mi propose, finito il militare, di lavorare per l’Ufficio I in quanto in tale settore “eravamo padroni della situazione”. Dei miei reali rapporti con il De Felice ebbi a parlare con Cauchi, nonché con il Tuti e con Francesco Bumbaca, deceduto. Nel memoriale rimase distrutta una lista di Ufficiali dell’Esercito Italiano sia della Smipar che della Brigata Vannucci di Livorno che pur nei tempi precedenti il De Felice [aveva] avuto modo di leggere. Tali nominativi li aveva siglati perché risultati favorevoli alle nostre idee politiche: ricordo del tenente Celentano della Smipar, del tenente Meiville, del maresciallo Iorio, aiutante in Smipar, uomo simbolo».
Secondo il giudice istruttore di Venezia, dottor Carlo Mastelloni, è assai verosimile che De Felice – il quale nel 1992 era diventato capo Ufficio Affari Territoriali e Presidiari in ambito Brigata Paracadutisti Folgore – abbia svolto doppio incarico informativo, privilegiando i suoi rapporti con il SID. Il magistrato, inoltre, ha ritenuto la testimonianza di Brogi pienamente attendibile.
Giova ricordare – perche´ di pertinenza della Commissione – che nei confronti di De Felice non fu mai preso alcun provvedimento e che all’ufficiale, contro ogni minimo buon senso, fu rilasciato anche negli anni successivi il Nulla Osta di Sicurezza.
Lo stesso tenente Celentano e` stato identificato dalla DIGOS di Venezia quale Enrico Celentano, diventato negli anni succesivi generale comandante della brigata Folgore, al centro di polemiche e interpellanze per la nota vicenda del cosiddetto «Zibaldone».
Anche questi due episodi – forse minori – dimostrano da un lato l’organicita` tra settori degli apparati dello Stato e neofascisti, dall’altro l’assoluta inerzia degli apparati stessi nel fare chiarezza e pulizia, in questo modo recando grave danno e offesa all’istituzione stessa, che avevano cercato maldestramente di difendere.
Sui rapporti tra la cellula neofascista aretina (il cosiddetto gruppo Cauchi) i servizi di sicurezza e la P2 rimandiamo al paragrafo relativo
alla strage del treno Italicus.
Parallelamente alla rete di connessioni e di contatti, nel corso degli anni, si e` sviluppata anche una intensa attivita` di copertura da parte dei
Servizi in favore degli estremisti di destra. Il quadro che i piu` recenti accertamenti hanno riassunto riprendendo le fila di precedenti istruttorie e approfondito con nuove acquisizioni, sgombra il campo dall’equivoco nel quale si incorre allorche´ si affronta il tema della responsabilita` dei Servizi stessi, fino a svuotare di contenuto politico la inadeguata risposta dello Stato alle minacce terroristiche, stragiste e golpiste. L’equivoco riguarda la asserita, congenita incapacità e la cronica disorganizzazione di tali apparati di sicurezza.
I servizi di informazione in realta` disponevano di notizie, di elementi di valutazione, di stabili fonti di informazione e di capacita` professionali per la loro valorizzazione che li avrebbero messi in condizione di dare un aiuto determinante all’autorità giudiziaria e alla polizia giudiziaria se solo questo fosse stato il reale intendimento con cui l’attività di servizio veniva svolta, e non piuttosto la sua strumentalità a disegni e progetti politici intrisi dalla teoria della «Guerra rivoluzionaria», la` dove si affermava che la guerra contro il comunismo doveva essere combattuta con ogni mezzo e che bisognava combattere anche quelle forze che potremmo definire espressione dell’anticomunismo democratico le quali, per la loro intrinseca debolezza e ingenuita` politica, avrebbero rappresentato un obiettivo ostacolo alla lotta contro la sovversione, tanto più che alcuni atteggiamenti dialoganti avrebbero finito con il legittimare un’area politica la quale, al contrario, andava totalmente criminalizzata.
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Come s’è ampiamente visto, la quantità e la qualita` degli ufficiali dei servizi segreti, delle forze di polizia, delle forze armate impegnata in questo tipo di attività è stata tale da non permettere – come e` stato fatto per lungo tempo – la fuorviante definizione di servizi o apparati «deviati», che prevederebbe l’inaffidabilita` democratica di un piccolo settore, rispetto ad un corpo sano.
Purtroppo, negli anni della strategia della tensione, i rapporti erano inversi e la condizione per poter accedere a incarichi delicati e strategici
era, appunto, l’adesione all’impianto ideologico dell’oltranzismo atlantico.
Non a caso, nel corso delle vecchie istruttorie, sono stati scoperti depistaggi sistematici, coperture e connivenze con i terroristi fascisti, attivita`
filo-golpiste, nonché una presenza costante di uomini iscritti alla loggia P2. Gli stessi vertici dei servizi segreti o alte personalita` degli altri apparati sono stati piu` volte coinvolti – e talvolta condannati – nelle indagini sull’eversione.
Si può e si deve quindi parlare piu` correttamente di uso deviato dei servizi segreti e degli altri apparati dello Stato. Le coperture per l’espatrio di Giannettini e di Pozzan, le falsita` dibattimentali suggerite a Labruna, le risposte evasive provenienti dai massimi vertici dello Stato, le produzioni documentali monche ed elusive fornite frequentemente alle piu` diverse autorita` giudiziarie da parte dei Servizi appartengono ormai alla consolidata conoscenza collettiva; ma molti altri episodi possono essere ricordati.
Il servizio di informazione militare ha costantemente disposto di informatori e di infiltrati nei gruppi ordinovisti ed in Avanguardia Nazionale.
La fonte «Tritone», interna a Ordine Nuovo di Padova riferì tempestivamente sul contenuto di riunioni tenute poco dopo la strage di piazza della Loggia nel corso delle quali Maggi ebbe a spiegare agli intervenuti come l’attentato non dovesse costituire altro che il primo passo di una programmata escalation di attentati che dovevano rendere ingovernabile il paese.
L’istruttoria milanese ha poi portato alla luce – come vedremo meglio in seguito – il gravissimo episodio della chiusura, da parte del generale Maletti, della fonte Casalini (fonte «Turco» negli atti del Servizio) proprio nel momento in cui questi stava per «scaricarsi la coscienza» riferendo quanto a lui noto sulle implicazioni di Freda e dei suoi negli attentati della primavera del 1969 a Milano e nella strage del dicembre successivo. Oltre alla intrinseca gravità di tale fatto, eàllarmante il modo in cui l’intervento di Maletti fu reso possibile. Risulta infatti che i sottufficiali che tenevano i contatti con Gianni Casalini ne informarono il responsabile del centro CS di Padova, colonnello Bottallo, che non investıì l’ufficio D della questione anche per timore «che le notizie contenute potessero essere distorte».
Agli atti del centro CS non fu conservato alcun appunto, ma fu informata la polizia giudiziaria che procedette ad un ulteriore esame della fonte con la partecipazione di un sottufficiale (il brigadiere Fanciulli) della divisione Pastrengo di Milano, il quale riferı ìl contenuto del colloquio con una relazione al generale comandante la divisione, relazione che non fu mai trasmessa alla polizia giudiziaria e scomparve dagli atti della divisione, ma che fu tempestivamente seguita, secondo l’appunto trovato presso Maletti, dalla tassativa indicazione di chiudere la fonte. La stessa cosa era avvenuta per gli accertamenti su Gelli attivati nel 1974 e bloccati perentoriamente sempre da Maletti, che ne viene trasversalmente informato dal capitano Tuminello (anch’egli della P2), o dallo stesso Labruna, tramite Viezzer, con la minaccia della restituzione all’Arma territoriale di chiunque avesse continuato a svolgere accertamenti sul personaggio. Anche nell’episodio della fonte Casalini scatta una catena di comando di matrice piduistica che ha una sua determinante articolazione nel gruppo di ufficiali che facevano allora capo alla divisione Pastrengo. Occorre in proposito rinviare alle circostanziate dichiarazioni rese dal generale Bozzo in piu` sedi giudiziarie, a Roma, Bologna, Venezia, Palermo e tenute in cosı ` scarsa considerazione dalla Corte di assise che ha escluso la cospirazione politica per la loggia P2, e alle affermazioni fatte a suo tempo in proposito dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. L’appunto rinvenuto tra le carte di Maletti si chiude con l’indicazione di conferimento del compito di «procedere» al capitano Del Gaudio (anch’egli piduista e di sicura affidabilità per Maletti) ottenendo cosı ` la sterilizzazione di una importante fonte investigativa.
Per le sue false dichiarazioni in merito all’appunto e all’incarico avuto da Maletti il capitano Del Gaudio e` gia` stato condannato con rito abbreviato ad un anno di reclusione dal tribunale di Venezia all’esito dell’istruttoria nata dallo stralcio di parte degli atti relativi alla strage di Peteano.
Ma sulle collusioni tra servizi segreti e gruppo ordinovista del Triveneto esistono altre acquisizioni documentali e testimoniali che dimostrano
una gravissima organicita` tra servizi segreti e terroristi fascisti, tanto piu` gravi se si considera che la cellula veneta – come emerge processualmente – e` responsabile della strage di piazza Fontana, di quella dell’attentato alla questura di Milano e, stando ai documenti finora resi pubblici, probabilmente anche di quella di piazza della Loggia.
Strage Italicus telefonata Claudia Ajello traduttrice interprete SID
Sentenza ordinanza 1980
Claudia Ajello al telefono in una ricevitoria:
"le bombe sono pronte..da Bologna c'è il treno per Mestre...la' trovi la macchina per passare i confini...stai tranquillo
i passaporti sono pronti"
mercoledì 2 aprile 2025
Ustica Marcucci a Firenze nel 1991 non si riferiva al Mig disarmato ma a f4j inglese
Negli atti di Priore c'è un dato che toglie il fiato. Ugo Zammarello del sios di Cagliari abitava a Latina prima che in Calabria una moto falciandolo lo uccidesse e diventasse una delle morte sospette di Ustica.
Marcucci non si riferiva al mig decollato da Pratica di Mare, si riferiva a quanto a Latina aveva appreso da Zammarello e che a Mont agel nel 1986 aveva compreso anche Dettori perchè il radar di Mont agel aveva visto il caccia Phantom inglese ritornare in francia verso Londra.
Il Phantom inglese che abbatte il dc9 dice Zammarello a Marcucci andava a velocità mach 2 circa 43.1 km al minuto, da decimomannu al punto della strage sono 431 km e ci impiego' il phantom inglese a intercettare il dc9 10 minuti. Zammarello disse a Marcucci che am italia è responsabile in concorso di strage con gli inglesi, perchè Comandante abbiamo disattivato la difesa aerea, lasciando colpire il nostro dc9 per dare la colpa a Gheddafi e ucciderlo.
Zammarello Dettori e Marcucci sono morti, potrebbero essere stati uccisi. Resterà una "favoletta horror" mia? Oggi abbiamo perso, domani disse Rossella O'hara è un altro giorno laura picchi
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Repubblica oggi Piazza della Loggia condannato Toffaloni a 30 anni
https://milano.repubblica.it/cronaca/2025/04/03/news/strage_piazza_loggia_marco_toffaloni_condannato_bomba-424105109/?ref=RHUO-UO
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E' per quello squarcio che io sono disperata per l'archiviazione del caso, per i rottami che il magistrato non ha mai potuto inda...
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1 AIM-54A incompatibile PBXN-3 60.54kg 2 R-27T in servizio 1984 incompatibile TGAF-5 24.00kg R-27R in servizio 1983 incompatibile R-27ER in ...
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da 2.06.50 dichiarazione generale Tascio